Agenpress – “Io ho avuto due attacchi brutti, sono stata aggredita anche fisicamente, la settimana scorsa ho avuto delle minacce su cui indaga la Digos –ha dichiarato Sbai-. E’ un Paese strano questo. Io non ho fatto altro che far aprire gli occhi all’Italia sul radicalismo islamico. E poi, a 4 giorni dalla partenza di Minniti, mi trovo all’improvviso da un giorno all’altro senza scorta. Neanche Salvini fa nulla. Forse qualcuno mi vuole morta”.

E’ quanto ha detto la giornalista ed ex parlamentare del Pdl Souad Sbai, Presidente dell’Associazione Donne Marocchine in Italia,  intervenuta ai microfoni di Radio Cusano Campus.

“Non credete che la scorta sia un privilegio, forse per chi non fa niente, non certo per chi è perseguitato dall’Isis e dall’estremismo islamico. In tv non mi chiamano più, mi vogliono isolare per poi attaccarmi. Ma io non ci sto a questo e sono contro l’estremismo islamico in Italia, perché voglio difendere il mio Paese.

Libia. “Non siamo per niente legati a questi Paesi del Mediterraneo. Siamo molto provinciali, rispetto ai Paesi dell’altra sponda del Mediterraneo. Se noi non seguiamo quello che succede sull’altra sponda è chiaro che perdiamo il filo. E’ chiaro che la Francia è molto più legata alla Libia rispetto all’Italia. Noi abbiamo pagato per non far sbarcare i migranti. Con Berlusconi invece c’era l’accordo per cui Gheddafi dava tutto all’Italia, a Sarkozy non è andato bene ed è successo quello che è successo”.

Gheddafi controllava le milizie jihadiste, invece adesso la Libia è diventata la polveriera del jihadismo. Haftar è un generale, che stava con Gheddafi e sa come si gestisce la situazione. L’Italia invece appoggia Sarraj, che non è mai passato per il voto del popolo libico. Sarraj è stato messo lì dopo le primavere arabe dalla Fratellanza musulmana. Sarraj è voluto dall’Onu, ma l’Onu è andato a chiedere cosa vogliono i libici? A Salvini non devo dire niente, perché meno mettiamo le mani in questa situazione più ne usciremo liberi e tranquilli. Ormai non è più possibile neanche fare un’attività diplomatica. I terroristi che stavano in Siria si sono spostati in Libia, ormai hanno la situazione in mano. Noi cosa possiamo fare? Sentiamo i Paesi arabi cosa dicono. Loro hanno preso le distanze dal terrorismo nell’ultimo anno, hanno creato un gruppo contro il terrorismo, io sentirei loro, ma noi abbiamo un orecchio solo”.