Una studiosa inglese, dottorata a Oxford, pubblica un lungo articolo in difesa della strategia dei Fratelli Musulmani, contro le politiche che mirerebbero a contrastarli. E’ solo l’ennesimo esempio di asservimento culturale. E di quanto la Fratellanza sia penetrata nell’accademia.

Un recente articolo apparso su un magazine internazionale, evidentemente affiliato alla Fratellanza Musulmana, dimostra come il loro “Progetto” di conquista dell’Occidente continui a reclutare menti e cuori votati alla difesa della causa islamista. L’autrice vanta un dottorato nella povera Oxford (ridotta come Cambridge e altre prestigiose università britanniche in un feudo della Fratellanza, come dimostra la “cattiva maestra” del caso Regeni) e un’esperienza lavorativa guarda caso a Doha, l’attuale centrale politica ed economica degli “Ikhwan”, presso il Brookings Center, la sede qatarina del famoso Brookings Institute, storico think tank di Washington organico al Partito Democratico: il PD dei Clinton e degli Obama che con i Fratelli Musulmani hanno destabilizzato Medio Oriente e Nord Africa durante la cosiddetta Primavera Araba.

L’autrice è molto critica circa le politiche di contrasto alle ambizioni di potere della Fratellanza attuate nel Golfo da Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti. Perché bisognerebbe avere paura degli “Ikhwan”? Domanda legittima, ma le risposte fornite non fanno altro che giustificare le preoccupazioni di Riyadh e Abu Dhabi. In primo luogo, l’enfasi posta sul termine “islamisti” e i suoi derivati, come se avessero un’accezione positiva, contrariamente all'”Islam moderato” promosso dalle attuali leadership saudita ed emiratina.

L’affermazione secondo la quale è difficile pensare a Qatar ed Emirati Arabi Uniti come paesi dove sia presente una forte “mobilitazione islamista” contrasta poi con l’evidenza dei fatti. Il Qatar, a partire dalla metà degli anni ’90, ha stretto con i Fratelli Musulmani un patto d’acciaio che avrebbe dovuto portare entrambi alla conquista del Medio Oriente. Gli emiri seduti sul trono di Doha, prima Hamad e oggi il figlio Tamim, hanno dato asilo, protetto e foraggiato numerosi leader “Ikhwan” conclamati, tra cui Yusuf Qaradawi, predicatore del jihad attraverso Al Jazeera, emittente internazionale messa al servizio dell’agenda “islamista” appunto. Un’agenda che aveva come obiettivo il sovvertimento dell’ordine regionale sotto le mentite spoglie della Primavera Araba. Non per portare democrazia e libertà, ma il caos da cui sarebbe dovuta emergere la Fratellanza al governo di Egitto, Tunisia, Libia, Siria e altri paesi del Medio Oriente, Emirati Arabi Uniti compresi.

Nel 2013, infatti, al loro interno è stata sgominata una vasta rete di membri della Fratellanza, pronti a rovesciare il governo di Abu Dhabi: ambizione coltivata in lunghi anni di specifiche attività di addestramento finalizzate a far scoppiare rivoluzioni e alla realizzazione di colpi di stato. Negare dunque la presenza di una “mobilitazione islamista” negli Emirati Arabi Uniti va sorprendentemente contro la verità dei fatti. Piuttosto, la fotografia utilizzata nell’articolo, che ritrae una mobilitazione di “Ikhwan” ad Amman, mostra come la Giordania resti in cima al “Progetto” della Fratellanza per il Medio Oriente.

L’attuale posizione dell’autrice, come ricercatrice presso il “Programma Kuwait” della London School of Economics, non dovrebbe far dormire sonni tranquilli neppure alla monarchia kuwaitiana, impegnata in una difficile mediazione tra il Qatar e il Quartetto arabo antiterrorismo, composto da Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Bahrein,Marocco, Tunesia ed Egitto. Per l’autrice, tuttavia, il supporto fornito da Doha agli islamisti, che sia la Fratellanza Musulmana o il regime khomeinista iraniano, dovrebbe costituire una nota di merito e non di biasimo. lanuovabussola

L’autrice conclude denunciando “la mancanza di un dibattito articolato e di consapevolezza circa la natura locale e transnazionale della Fratellanza Musulmana, che perpetuerà una discussione miope sul gruppo e i suoi presunti alleati”. Sta parlando forse del suo articolo? Sentiti a casa tua.