Alia Ghanem ha parlato di suo figlio Osama Bin Laden: un bravo ragazzo traviato da cattive frequentazioni. Che ancora seminano terrore nel mondo. SOUAD SBAI

Mai una madre avrebbe voluto rilasciare certe dichiarazioni riguardanti il proprio figlio. Eppure Alia Ghanem si è trovata in tarda età a dover scavare nella propria memoria per ripercorrere le tappe che da bambino introverso, ma sorridente e gioviale, hanno condotto Osama Bin Laden ad acquisire il titolo non molto onorifico di Sceicco del terrore per eccellenza. D’altro canto, l’intervista rilasciata al Guardian dalla madre di Osama contiene aspetti particolarmente rilevanti sotto il profilo storico e politico.

Alia Ghanem riporta infatti all’attenzione della cronaca il legame primordiale tra la Fratellanza musulmana e il terrorismo di matrice jihadista. Tanto grande è stata infatti l’influenza di Abdallah Yusuf Al Azzam, appartenente alla Fratellanza musulmana palestinese e tra i fondatori di Hamas, sul giovane Osama ai tempi dell’università a Gedda, che l’anziana madre la ricorda già all’inizio della conversazione con il giornale britannico.

Le persone all’università lo hanno cambiato, dice Alia riferendosi a Osama: prima era un ragazzo diverso, gli hanno fatto il lavaggio del cervello. Pertanto, come accade ancora oggi a tanti giovani in tutto il mondo, anche il giovane Osama ha fatto parte della categoria dei radicalizzati. Azzam ne era diventato il consigliere spirituale e negli anni ‘80, i due hanno affrontato insieme il primo teatro del jihad in Afghanistan. Azzam perse la vita nel 1989, quando in Bin Laden l’idea di stabilire Al Qaeda era già maturata, e successivamente in suo onore venne creata la Brigata Abdallah Azzam, una delle tante ramificazioni mediorientali dell’organizzazione. Ayman Al Zawahiri, il medico del terrore a lungo sodale di Bin Laden, era anche lui passato in Egitto per l’indottrinamento degli “Ikhwan” prima di unirsi a Osama.

E quando nel 1992 Bin Laden fu costretto a lasciare l’Arabia Saudita trovò ospitalità nel Sudan del Fratello musulmano Hassan Al Turabi, teorico e promotore di un’alleanza panislamica che superasse la contrapposizione tra sunniti e sciiti in nome dell’unità dell’Islam contro l’Occidente. Per questa ragione, malgrado l’appartenenza ad anime dell’Islam in conflitto tra loro, Al Qaeda e il regime khomeinista iraniano non sono mai arrivati allo scontro. Anzi, secondo molti addetti ai lavori, persino simpatizzanti con Teheran, il “patto di non belligeranza” tra l’organizzazione terroristica e la Repubblica islamica iraniana viene considerato un fatto storico, che si è espletato anzitutto in Afghanistan dopo l’11 settembre – con il supporto a gruppi talebani e l’ospitalità offerta a diversi esponenti di Al Qaeda, tra cui il figlio di Bin Laden, Hamza – e in Iraq dopo la caduta di Saddam Hussein, quando gruppi armati e terroristi (sunniti, sciiti, baathisti) si unirono contro il comune nemico americano.

La guida spirituale iraniana Ali Khamenei, erede di Khomeini, ha poi cercato di mettere il suo cappello di ayatollah sulla Primavera araba, parlando di “risveglio islamico”, così da rilanciare la prospettiva panislamica che Teheran aveva precedentemente carezzato con Bin Laden e Al Turabi. E mentre le rivolte e i disordini si trasmettevano da un Paese all’altro del Nord Africa e del Medio Oriente, c’era chi sosteneva un’alleanza tra Qatar, il demiurgo della Primavera Araba, Turchia e Iran per dar vita a un nuovo ordine regionale basato su governi retti dalla Fratellanza musulmana. Tale proposta non ha avuto seguito, ma si ricordano le due navi da guerra iraniane dirette in Siria che hanno attraversato il Canale di Suez in Egitto qualche mese prima dell’elezione del Fratello musulmano Mohammed Morsi alla presidenza del Paese.

L’evoluzione di Isis nella crisi siriana ha riportato la questione confessionale al centro dei rapporti tra il regime khomeinista e l’estremismo e il terrorismo jihadista di stampo sunnita. Gli attentati del giugno 2017 in Iran sono stati attribuiti all’Isis, ma a tutt’oggi non risultano attacchi terroristici effettuati da Al Qaeda in territorio iraniano. ilsussidiario

Comunque sia, da Al Qaeda all’Isis, emerge un dato essenziale: il filo rosso del jihad che collega Doha a Istanbul e chiama in causa anche Teheran, è un concepimento della Fratellanza musulmana. A confermarlo è stata anche la madre di Bin Laden.