Di Souad Sbai

La scelta della Camera dei Deputati per annunciare la nomina di Yassine Lafram a nuovo presidente nazionale dell’UCOII potrebbe non essere casuale. Se è vero, come si dice, che l’UCOII è l’illustre rappresentante in Italia della Fratellanza Musulmana, la penetrazione nelle istituzioni e nel mondo politico è parte integrante delle sue modalità operative. La fotografia che ne ritrae la delegazione sorridente al termine della conferenza stampa a Montecitorio non dovrebbe dunque far sorridere gli italiani. La cravatta per sembrare moderno e pienamente occidentale, e le parole dolci sul tema del dialogo interreligioso, che sembrano aver ammaliato anche i vertici della Chiesa, non devono ingannare: quel sorriso è il sorriso della dissimulazione impiegata nello stringere la mano all’interlocutore di turno. Cosa c’è allora dietro a quel sorriso? L’obiettivo di far avanzare l’agenda islamista sfruttando l’altrui spirito di apertura e cooperazione? Ci sono forse i finanziamenti del Qatar? La venerazione per Erdogan e Qaradawi? La simpatia per Hamas? Una certa affinità ideologica con l’estremismo e il sogno nascosto ma coltivato del Califfato, con capitale a Londra, Parigi, Berlino oppure Bologna? Di sicuro c’è il velo obbligatorio e la sottomissione delle donne, mentre di materiale che mette in dubbio l’identità degli esponenti dell’UCOII, vecchi e nuovi, è pieno il web. Ciò non ha impedito a personaggi quali Khalid Chaouki di diventare leader politico nelle file del PD, passando attraverso gli uffici di Livia Turco, e oggi presidente della Grande Moschea di Roma. Lafram ha già rivelato le sue ambizioni e c’è da scommettere che sono in tanti pronti ad assecondarle.