Guardare il reportage sulla diffusione del radicalismo islamico in Brasile della rete pubblica France 24 è utile a comprendere fino a che punto la stampa europea chiuda gli occhi su tale minaccia, in ossequio al dettame del politicamente corretto. La tesi del reportage è semplice: nella metropoli carioca si assiste a un incremento di adesioni a una versione radicale e intollerante dell’islam.

Guardare il reportage sulla diffusione del radicalismo islamico in Brasile trasmesso dall’emittente pubblica France 24 è utile a comprendere fino a che punto la stampa europea chiuda gli occhi su tale minaccia, in ossequio al dettame del politicamente corretto.

La tesi del reportage è semplice: le favelas di San Paolo, la più grande città del Brasile, sono un luogo poverissimo ed è per questo che nella metropoli carioca si assiste a un incremento di adesioni a una versione radicale e intollerante dell’islam.

In Brasile vivono alcune centinaia di migliaia di musulmani, discendenti degli schiavi africani sbarcati nel XVI secolo e delle più recenti migrazioni di siriani, palestinesi e libanesi avvenute nel XX secolo, e a convertirsi, se mai, sono spesso persone che appartengono alla classe media impoverita. Ma il punto è un altro. Nel reportage di France 24 non si fa alcuna menzione della penetrazione del terrorismo in Brasile. Eppure nel 2016 fu smembrata una cellula di 10 jihadisti che preparava attentati durante le Olimpiadi di Rio. Lupi solitari collegati ad Al Qaeda erano pronti a colpire atleti americani, francesi e inglesi, ispirati dall’attentato di Monaco del 1972. L’anno scorso, altri 11 membri di una cellula dell’ISIS sono stati scoperti grazie a una segnalazione della intelligence spagnola mentre su Telegram e WhatsApp preparavano attacchi durante il Carnevale.

La TV francese sorvola su tutto questo e preferisce dare voce ai giovani rapper convertiti delle favelas, i quali, con la scusa della lotta allo schiavismo combattuta dai loro avi, intonano sciagurate canzoni contro «i sionisti in cravatta». Antisemitismo a gogò, la prova del retroterra violentemente discriminatorio e, questo sì, razzista di questi rapper estremisti. Ma andiamo avanti. Cosa dicono sedicenti imam e fedeli ai microfoni dell’emittente francese? Che l’islam (fondamentalista) da loro abbracciato è in crescita anche perché argina la diffusione della droga nelle favelas. Stop. I giornalisti francesi non aggiungono altro. Eppure anche in questo caso dobbiamo ricordare che la “Tripla frontiera” tra Brasile, Argentina e Paraguay è da anni un paradiso del terrore dove si è assistito ad una saldatura feroce tra gruppi del terrorismo e cartelli del narcotraffico sudamericano.

Al Qaeda, l’Hezbollah protesi del regime iraniano e i miliziani dello Stato islamico si sono radicati a queste latitudini per riciclare denaro sporco, addestrare foreign fighters e trasportare tonnellate di droga dal Sudamerica all’Africa e quindi in Europa.

In conclusione possiamo chiederci se la redazione di France 24 sia fatta di giornalisti che ignorano totalmente gli argomenti dei quali parlano oppure se dietro questo quadretto rassicurante sull’avanzata del radicalismo in Brasile ci sia la solita sottovalutazione buonista della minaccia. La lotta alla droga? La verità è che l’internazionale jihadista fa affari d’oro con i narcos per finanziarsi ed esportare il suo imperialismo violento e intollerante in tutto il mondo e questo dimostra – se ancora ce ne fosse bisogno – che la Guerra al Terrore non solo è permanente ma va combattuta ormai a livello globale. lanuovabq.com