A Bruxelles si è tenuta una conferenza sullo Yemen, ormai allo stremo. Sotto la spinta di Qatar e Iran si teme che si venga a formare una nuova sacca di estremismo nella penisola arabica. Che potrebbe destabilizzare l’intero quadrante e sottoporre la popolazione ad ulteriori sofferenze.

di Souad Sbai

A Bruxelles si è tenuta sabato la conferenza ”Beginning of End of War”, relativa al futuro dello Yemen e di Hodeidah in particolare. Come molti ricorderanno il Paese è dilaniato da anni da una sanguinosa guerra civile innescata dalla rivolta degli Houthi, ribelli estremisti sciiti finanziati e foraggiati da Iran e Qatar. E contestualmente la popolazione è stata investita da una epidemia devastante di colera, che ha falcidiato uomini, donne e bambini in maniera incredibile. Poi la carestia e la guerra hanno fatto il resto, portando sull’orlo del baratro un Paese che già prima viveva una crisi economica di grandi proporzioni.

I relatori della conferenza, tutti analisti di altissimo livello, sono concordi nel dire che Hodeidah è la chiave di volta dell’intera questione yemenita. Va liberata al più presto, così citano le conclusioni della conferenza che si è tenuta in Belgio e che è stata seguita dai media arabi e dalle agenzie di stampa internazionali, in cui si fa notare come il porto e l’aeroporto della città siano di gran lunga i punti strategici fondamentali onde togliere il ”tappo” della rivolta Houthi e far riprendere, una volta pacificata almeno questa parte dello Yemen, i negoziati di pace.

Una soluzione politica si chiede ormai a gran voce da tutti gli attori internazionali che prendono parte o osservano questa crisi yemenita, ma rimangono le cancellerie di Teheran e Doha a fare muro e a non voler in nessuna maniera allentare la morsa dei finanziamenti agli Houthi e di conseguenza la volontà di destabilizzare il quadrante arabo e mediorientale. Nonostante il massiccio piano di aiuti messo in campo dagli Emirati Arabi, il ‘Piano Marshall’ per lo Yemen, la popolazione è allo stremo e a malapena riesce a sostentarsi al minimo. La situazione è disastrosa, con i numeri che parlano da soli: sono più di 22 milioni gli yemeniti che dipendono in maniera prioritaria dagli aiuti umanitari.

Ma gli Houthi non mollano, nonostante siano stati forniti di aiuti medici e di cibo come tutti gli altri, così come durante la conferenza ha spiegato il portavoce della coalizione a guida saudita Al-Maliki. Il rischio di un’ulteriore escalation c’è e che, sotto la spinta di Qatar e Iran si venga a formare una nuova sacca di estremismo nella penisola arabica è un dato preoccupante. Che potrebbe destabilizzare l’intero quadrante e sottoporre la popolazione ad ulteriori sofferenze, come se quelle patite finora non siano bastate e avanzate.

da La Nuova Bussola Quotidiana del 25/06/2018