Censimento dei rom proposto dal ministro dell’Interno Matteo Salvini, parla a Lo Speciale la giornalista Souad Sbai esperta di scenari geopolitici. Salvini ha prima annunciato l’intenzione di effettuare un censimento di tutti i rom presenti in Italia con l’obiettivo di espellere gli irregolari, e poi ha corretto il tiro di fronte all’accusa di incostituzionalità della proposta avanzata. Il Ministro ha parlato di semplice ricognizione, con l’obiettivo di tutelare i bambini rom che non vengono mandati a scuola. Un cambio di marcia che tuttavia non modifica la sostanza del problema. Salvini intende affrontare, anche con determinazione, il dossier sui campi rom.

Salvini annuncia un censimento dei rom e poi fa una parziale retromarcia. Cosa è accaduto? Ha capito che la sua proposta rischiava l’incostituzionalità o ha preferito smorzare le polemiche?

“Il problema dei rom c’è, inutile nasconderlo, e riguarda soprattutto i bambini che vengono portati sulle strade e non vengono mandati alla scuola dell’obbligo. Vanno protetti dallo sfruttamento e su questo punto Salvini deve andare avanti senza indugio. Il censimento c’è già, anche perché sono secoli che questi gruppi sono qui in Italia. Forse ci si sta muovendo in ritardo su certi temi, come appunto quello della tutela dei minori. Su questi soggetti deboli ci deve essere un’attenzione costante da parte delle strutture sociali e da questo punto di vista ha ragione il Ministro a voler avere una mappatura chiara della situazione. Ma non ritengo che la vera emergenza dell’Italia sia rappresentata in questo momento dai rom”.

E da chi allora?

“Il censimento andrebbe fatto in realtà su tutti gli immigrati che sono sbarcati in Italia con i gommoni da tre anni a questa parte. Incredibilmente nessuno lo ha mai fatto. Non sappiamo chi sono, da dove vengono, perché sono venuti, perché soprattutto sono scappati dal loro Paese d’origine. Eppure sarebbe molto semplice censirli visto che stanno tutti nei centri di accoglienza. Non abbiamo di loro nessuna scheda, vivono in Italia senza un’identità, senza alcun controllo di tipo sanitario. Sono come fantasmi”.  

Tornando ai rom, i loro bambini non vanno a scuola, eppure nessuno sembra preoccuparsene. Non è paradossale in un Paese come l’Italia dove si è discusso per mesi intorno all’opportunità o meno di imporre l’obbligo vaccinale per l’iscrizione ai nidi, alle materne e alle elementari?

“Certamente. Questa è una grave forma di razzismo. Ma lei lo sa che il 70% delle bambine magrebine non è andata a scuola quest’anno e non sappiamo che fine abbiano fatto? E per i rom vale la stessa cosa. Mi rispondono che questo è il loro modo di vivere, è la loro cultura. Questo non lo accetto. Qui non esiste etnia o religione che tenga, il bambino va tutelato sempre. Invece si assiste al paradosso di assistenti sociali che sembrano preoccuparsi soltanto dei minori italiani facendo finta di non vedere lo scandalo di quelli, stranieri o rom, che a scuola non ci vanno. Tolgono i figli alle famiglie italiane, spesso anche con un eccessivo zelo, e invece li lasciano ai rom o ai migranti. Per me questo si chiama razzismo, anche perché alla fine molti di questi potrebbero andare a frequentare le scuole religiose e coraniche dove insegneranno loro a diventare terroristi”.

Quindi la politica di Salvini sembra convincerla, sia dal punto di vista dei rom che da quello della gestione dei migranti?

“Ho molta fiducia in Salvini, anche se è molto presto per dare un giudizio. Preferisco valutare dopo il secondo turno delle elezioni amministrative. Il rischio che la propaganda elettorale possa mischiarsi all’azione di Governo purtroppo è concreto. Mi pare che l’inizio non è male e spero che il Ministro dell’Interno porti avanti la sua politica, nei confronti dei rom ma anche dei migranti. Ho il terrore che con la chiusura dei centri di accoglienza finiremo con l’averli tutti sotto i ponti delle nostre città. Questi centri devono essere regolamentati, censiti e gestiti. Spero Salvini lo faccia al più presto. Lo giudicherò dai fatti. Anche perché gli abbiamo dato un consenso tale da non poter essere tradito”.

Al momento sulla vicenda Aquarius ha ottenuto o no un successo in Europa?

“Direi di sì, ma non dimentichiamo che siamo ancora in campagna elettorale. Mi piacerebbe che il 21 giugno il Ministro dell’Interno prendesse parte con noi alla giornata internazionale contro il velo, il burqa e il niqab alle donne e si adoperi per una legge che vieti l’utilizzo di questi simboli integralisti sul territorio italiano, come hanno fatto altri paesi europei. Una legge di buon senso che potrebbe essere motivata da ragioni di sicurezza, visto che sotto questi abiti potrebbero nascondersi anche dei potenziali terroristi. Una giornata quella del 21 in cui faremo ascoltare il grido di tante donne magrebine e di altri paesi islamici che si battono per abolire il velo”. ù

di Americo Mascarucci su  Lo Speciale Giornale del 19/06/2018