La stampa araba è più libera di quanto non lo sia quella mainstream occidentale, sulle questioni riguardanti l’estremismo e la matrice jihadista di certo proselitismo. Per esempio si leggono dichiarazioni molto chiare su chi siano gli sponsor del jihadismo, Qatar e Iran. E come il loro isolamento stia facendo calare il terrorismo.

di Souad Sbai

La stampa araba è assai più libera di quanto non lo sia quella mainstream occidentale, quella che si è fatta addomesticare dal politicamente corretto e dall’impossibilità di andare a fondo su certe questioni riguardanti l’estremismo, il radicalismo e la matrice squisitamente jihadista di certo proselitismo. E specialmente della sua fonte primaria.

E così accade che spulciando in rete ci si trova davanti alle parole del ministro degli Esteri del Bahrein Sheikh Khalid bin Ahmed che non si fa alcuno scrupolo, parlando al thenational.ae, nel dire che il terrorismo nel Paese è calato da quando il Qatar è stato isolato dagli altri Paesi arabi. Unico legame che permane, spiega, è quello che ormai i gruppi jihadisti hanno con l’Iran, che però risente della pressione Usa e anche qui tutto va in calando. Il ministro dice con grande chiarezza che la crisi in corso nel mondo arabo, deflagrata ormai un anno fa, non sarà di facile né di veloce risoluzione visto che il Qatar non ha alcuna intenzione di soddisfare i 13 punti che il ”quartetto” dei Paesi arabi che con esso hanno rotto le relazioni (Arabia Saudita, Egitto, Emirati Arabi Uniti e per l’appunto Bahrein) ha chiesto per mettere fine alle relazioni di Doha con il terrorismo. Quello forse più controverso e delicato dei 13 punti che l’alleanza anti terrorismo chiede al Qatar di soddisfare è quello della perentoria chiusura di Al Jazeera, emittente televisiva che già dai tempi della Primavera Araba si è prestata ad essere la cassa di risonanza di ogni azione dell’estremismo organizzato che in quegli anni metteva a soqquadro il mondo arabo tentando di instaurare governi sostanzialmente teocratici radicalisti.

La situazione dunque non pare destinata ad evolvere in maniera positiva per quanto riguarda il quadrante arabo, visto che l’alleanza anti jihadismo tiene in particolare a che il Qatar si distacchi dall’influenza dell’Iran, nelle cui braccia si è letteralmente gettato, come anche alcuni membri della famiglia reale di Doha dissidenti da tempo denunciano. Il legame che unisce a doppio filo il Qatar con le frange del proselitismo della Fratellanza Musulmana è ormai venuto alla luce e non stupisce che membri illustri del movimento abbiano fatto viaggi in Iran di recente, così come testimoniano i media locali che non perdono tempo nel denunciare queste connivenze pericolose. Come si diceva sopra il ruolo dei media è fondamentale. Se mettiamo a confronto la libertà con cui i siti e i giornali arabi parlano di questa faccenda, facendo nomi e cognomi mentre la grande stampa allineata e genuflessa europea non può e non deve farne nemmeno menzione forse ci rendiamo conto del perché gli arabi hanno capito prima di molti in Occidente cosa stesse accadendo. E con ogni probabilità, cosa questa paradossale, si libereranno del proselitismo della fratellanza e del jihadismo militante molto prima.

da La Nuova Bussola Quotidiana del 31/05/2018