Il Marocco rompe le relazioni diplomatiche con l’Iran, che accusa di finanziare e armare il terrorismo e la guerriglia urbana del Fronte Polisario. Sette anni dopo la Primavera Araba tramite la quale la lobby estremista della Fratellanza Musulmana tentò, con l’aiuto di una grossa parte di Occidente e con i finanziamenti del Qatar, di scardinare gli equilibri nordafricani e mediorientali, è uno strappo che appare clamoroso.

Photo – La Nuova Bussola Quotidiana

Sette anni dopo la Primavera Araba tramite la quale la lobby estremista della Fratellanza Musulmana tentò, con l’aiuto di una grossa parte di Occidente e con i finanziamenti del Qatar, di scardinare gli equilibri nordafricani e mediorientali, un altro capitolo si apre davanti ai nostri occhi. E si apre con uno strappo che agli osservatori meno attenti potrebbe apparire clamoroso: il Marocco infatti ha deciso di rompere le relazioni diplomatiche con l’Iran, che accusa di finanziare e armare il terrorismo e la guerriglia urbana del Fronte Polisario.

Il Ministro degli Esteri di Rabat ha accusato apertamente Hezbollah di aver inviato missili Sam9, Sam11 e Strela al Fronte Polisario con la complicità dell’ambasciata iraniana ad Algeri. A sostegno del governo marocchino Arabia Saudita, Bahrein e Emirati Arabi Uniti. ”L’Iran sta lavorando per ‘destabilizzare’ la pace e la sicurezza dei Paesi arabi e islamici tramite il proprio alleato libanese Hezbollah”, ha dichiarato in maniera netta il ministro degli Esteri saudita Adel al-Jubeir su Twitter, parlando di ”interferenza di Teheran negli affari interni del Regno del Marocco attraverso il proprio complice, il movimento terroristico Hezbollah, tramite l’addestramento e la supervisione del cosiddetto Polisario”.

La risposta di Teheran ovviamente non si è fatta attendere e ha puntato il dito contro quella che ritiene essere la ”totale infondatezza” delle accuse marocchine, oltre che su quello che lascia intendere come un ruolo ombra di Usa e Israele. Appare piuttosto chiaro, nell’ambito di una disputa ormai decennale (quella fra Marocco e Fronte Polisario) che l’Iran tramite elementi presenti in Algeria stia tentando di destabilizzare la parte ovest del quadrante nordafricano, rafforzando le ”spine” nel fianco dei Paesi arabi stabili e moderni. Come già accaduto.

Quando più sopra si parlava di rottura apparentemente clamorosa era proprio per significare che non è la prima volta che il Marocco chiude la porta in faccia a chi prova a sparigliare l’equilibrio del quadrante; non si può dimenticare come, a Primavera Araba inoltrata, l’ormai despota turco Erdogan organizzò e intraprese una sorta di tour nel mondo arabo. Ricordiamo che quando il viaggio iniziò Egitto e Tunisia erano già in profonda crisi e stavano per affidarsi (temporaneamente) a governi legati alla Fratellanza Musulmana, mentre la Libia era già nel caos per via delle rivolte fomentate da estremisti e potenze occidentali contro Gheddafi.

L’Algeria, per inciso, non ha avuto bisogno di rivoltarsi e fare ”primavere”, visto che Bouteflika al governo ormai da vent’anni è l’espressione di quella che possiamo definire la pre-primavera araba. Il Marocco, che riuscì grazie all’azione di Mohammed VI a gestire la primavera araba senza scossoni particolari, fu l’unico Paese a riservare a Erdogan un’accoglienza di basso profilo. Il Re, infatti, non si presentò a quello che in molti intuivano essere un incontro propagandistico per quanto accadeva in Nordafrica. E che poi ha avuto l’esito che conosciamo.

Insomma, il Marocco che allora non cedette e non si piegò alla temporanea evoluzione di stampo islamista del quadrante, oggi torna ad essere nelle mire dei gruppi estremisti, seppure con modalità diverse, tali da tentare l’indebolimento interno. E la rottura con l’Iran, che arma i gruppi terroristici, è solo l’applicazione del detto che prevenire è meglio che curare.