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Salah Abdeslam condannato in Belgio per tentato omicidio e non per terrorismo. Un terrorista che spara contro le autorità che lo vogliono arrestare per aver commesso una strage jihadista lo fa come terrorista. Ed è per questo che ci si chiede quanta potenza abbia la fratellanza musulmana anche negli ambiti giuridici europei. Sminuire anche una sola sfaccettatura della sua azione non solo ne accorcia la pena, ma ne sdogana pericolosamente le motivazioni.

Condannato a 20 anni in Belgio per ‘’tentato omicidio’’, in virtù della sparatoria durante il blitz per catturarlo. La pena la commina un tribunale belga al terrorista del Bataclan, Salah Abdeslam.

La strage jihadista che causò 137 morti e un’ondata di terrore in Europa. C’è da criticare con forza questa sentenza perché emessa contro un terrorista jihadista di alto profilo, ma in molti hanno obiettato come Bataclan sia di competenza francese: ma è il metro di giudizio il cuore della critica, che mira a sparigliare la considerazione in merito a questi fatti.

Come si può parlare anche di ‘’tentato omicidio’’ relativamente ad una sparatoria durante un blitz in cui Salah veniva arrestato? Come si può non calcolare questo episodio solo e solamente di stampo terroristico se si parla di Salah Abdeslam? Non si può dire ‘’non può negare la natura terroristica’’.

Non basta. Per questo vale la pena parlare di ‘’giudici sharia controlled’, ovvero di un modus operandi giudiziario preoccupante da parte delle toghe belghe: se per la sparatoria in Belgio si parla di tentato omicidio e si condanna Abdeslam a 20 anni, l’odore di terrorismo è piuttosto blando, nonostante si certifichi il legame concreto con lo Stato Islamico.

Magari qualcuno avrà pensato che abbia sparato per difendersi o che abbia attaccato per uccidere i gendarmi ma non esclusivamente per terrorismo. Di questo passo magari qualche giudice, in Francia, potrebbe obiettare che la strage del Bataclan abbia un qualche sentore di reazione per i presunti ‘’maltrattamenti’’ verso i cittadini di fede islamica. Tanto che all’inizio del dibattimento lo stesso Abdeslam dichiarava che “i musulmani sono trattati nel peggiore dei modi, non c’è presunzione di innocenza.

Non ho paura di voi – diceva – né dei vostri alleati. Ho fiducia solo in Allah’’. E il suo avvocato tentò la carta dell’annullamento, come spiega Le Figaro, per la presunta non compatibilità lingua di alcuni atti dell’inchiesta.

Ed ecco che questo meccanismo, quello del giustificazionismo del terrorismo riprende magicamente quota e un terrorista diventa un omicida. Qui sta il nesso che nessuno, finora, ha voluto vedere: un terrorista che spara contro le autorità che lo vogliono arrestare per aver commesso una strage jihadista lo fa solo come terrorista. Che c’entra il tentato omicidio?

Ed è per questo che ci si chiede quanta potenza abbia la fratellanza musulmana anche negli ambiti giuridici europei. Trasformare un terrorista, anche solo in una parte di sentenza in un criminale comune scopre il fianco ad interpretazioni inquietanti su determinati personaggi, che già senza casi come questo abbiamo già visto: proselitisti scarcerati perché per alcuni non è reato diffondere ‘’qualche foto’’ jihadista sul web o navigare assiduamente sui siti jihadisti oppure combattere sui teatri di jihad ma non in territorio europeo.

Ma sempre terroristi si rimane. Per vincere questa battaglia storica e umana contro il terrorismo la necessità è cambiare passo anche nella considerazione di certe vicende: un terrorista di quel livello va trattato dalla giustizia per quel che è, e per la figura che lui stesso ha voluto diffondere di sé. Sminuire anche una sola sfaccettatura della sua azione non solo ne accorcia la pena, ma ne sdogana pericolosamente le motivazioni.