Souad Sbai (photo: Lo Speciale)

Sbarchi fantasma di presunti jihadisti, parla a Lo Speciale l’onorevole Souad Sbai, ex parlamentare e giornalista esperta di terrorismo. A scoprirli sono stati gli uomini della Guardia di Finanza di Palermo che hanno fermato all’alba tredici persone. Uno dei protagonisti del traffico che dalla Tunisia arrivava fino a Marsala, è sospettato di essere vicino ad ambienti terroristici, nelle intercettazioni si parla di un suo viaggio in Francia senza ritorno e di azioni pericolose: “Dio mi aiuti per quello che devo fare”, diceva. Il prezzo di una traversata variava dai 3.000 ai 5.000 euro. Ad ogni viaggio, che partiva dalla provincia tunisina di Nabeul, venivano imbarcate dalle 10 alle 15 persone. In compenso il viaggio avveniva su gommoni ultra sicuri e non pericolosi come le sgangherate imbarcazioni che trasportano normalmente i migranti e che rischiano di affondare durante le traversate.

Potenziali terroristi fra i migranti sbarcati a Marsala e provenienti dalla Tunisia. Sbarchi fantasma che mettono a rischio la sicurezza nazionale. C’è chi parla di scoperta dell’acqua calda. Condivide?

“Certo, qui non si tratta più di dire che i terroristi arrivano con i barconi dei migranti, ma peggio. A volte arrivano da soli e pure in blocco. La situazione è molto più grave di come viene rappresentata. Si tratta in maggioranza di tunisini e marocchini che la Tunisia e il Marocco non vogliono più perché pericolosi. Ci sono anche delinquenti che scappano dai loro paesi per sfuggire alla galera, dove verrebbero trattati molto peggio dei detenuti che stanno in Italia. Arrivano a Marsala e poi si nascondono presso i loro amici che già stanno qui. Probabilmente trovano asilo nelle moschee fai da te dove operano gli imam integralisti, i predicatori di odio e dove vivono con i soldi inviati dagli stati canaglia, quelli che finanziano il terrorismo”.

E’ stato smentito anche il falso mito dei terroristi che non possono arrivare con le carrette del mare perchè troppo pericolose? 

“Ce ne hanno dette di tutti i colori ogni volta che abbiamo denunciato il collegamento fra terrorismo e immigrazione. Ma non credo ci chiederanno scusa.  Forse qualcuno ha volutamente sminuito la portata del pericolo? In realtà di potenziali terroristi tramite i barconi ne sono arrivati già tanti, come ci dimostrano le cronache. Sono arrivati dalla Siria, dalla Libia pagando grosse cifre agli scafisti che il più delle volte sono in combutta con le centrali del terrore. In Sardegna la situazione è anche peggiore che in Sicilia. Qui ne sono arrivati tanti, dalla Tunisia, dall’Algeria e da altre parti. Il problema è che i loro paesi di origine non li rivogliono indietro. Hanno paura che in carcere possano fare proselitismo e radicalizzare gli altri detenuti come avviene nelle nostre prigioni. Con questa scusa ce li teniamo tutti noi”.

A questo punto anche tutte le politiche rivolte a fermare gli sbarchi rischiano di essere vanificate dal momento che comunque queste persone arrivano di nascosto aggirando ogni controllo?

“Certamente. Il ministro Minniti ha fatto tanto ma il lavoro non è stato sufficiente”.

Il prossimo governo cosa dovrebbe fare?

“Prima cosa bisognerà vedere se riusciranno a farlo questo governo. Per quanto mi riguarda, per come si stanno mettendo le cose, ho l’impressione che sia meglio tornare a votare. Ad ogni modo ritengo che serva un dipartimento, o meglio un insieme di dipartimenti, delegati ad occuparsi esclusivamente di immigrati. Come prima cosa andrebbero censiti tutti quelli che sono in Italia e andrebbe costituito un pool di magistrati, di psicologi, di esperti capace di lavorare in sinergia con i ministeri dell’Interno, della Difesa e della Giustizia, per avere un quadro completo dello stato dell’immigrazione in Italia e fornire le soluzioni migliori per prevenire e combattere il rischio terrorismo. In Francia questo è stato fatto. Poi è importante lavorare molto sul fronte della scuola dove il pericolo della propaganda jihadista e del radicalismo è purtroppo molto alto. Forse in Italia, diversamente che in Francia, la situazione è ancora sotto controllo ma temo non ci voglia molto perchè possa sfuggire di mano”.

La vittoria di Orban in Ungheria potrebbe favorire una forte affermazione delle forze sovraniste alle elezioni europee del 2019 e aiutare anche un cambio di approccio della Ue sul tema immigrazione?

“Lo spero sinceramente. Orban non è contro l’immigrazione ma per tutelare i propri cittadini. L’Ungheria è un paese emergente uscito da anni di dittatura comunista che è riuscito a rimettere in moto la propria economia creando le condizioni di un positivo sviluppo. Orban rispetta gli immigrati regolari ma non vuole i clandestini che rischiano di destabilizzare il Paese portando il caos e la minaccia terroristica. E’ quello che dovrebbe fare tutta l’Europa e che invece non ha mai fatto con il risultato che ci ritroviamo le nostre città popolate di fanatici che predicano l’odio e sono pronti ad ammazzarci tutti. Orban dovrebbe essere un esempio per tutti. Invece lo accusano di essere razzista, xenofobo, anti-europeista. Ma chi lo dice dimostra di possedere una visione molto miopa o di essere inquinato dal pregiudizio buonista e politicamente corretto. Salvo poi indignarsi di fronte all’ennesimo attacco terroristico”. 

di Americo Mascarucci su Lo Speciale Giornale del 10/04/2018