Sta succedendo qualcosa nel mondo arabo, di cui con ogni probabilità non si ha ancora piena contezza. Il principe Salman vuole modernizzare l’Arabia Saudita, cuore del mondo sunnita wahabita, con una serie di riforme che potrebbero cambiare la società e spezzare i legami con il jihadismo.

dal web

Sta succedendo qualcosa nel mondo arabo, di cui con ogni probabilità non si ha ancora piena contezza. Rientrando perfettamente nel novero di ogni cambiamento ad ampio raggio, la cui comprensione di solito si fa attendere sempre un po’. Il faro è puntato, in particolar modo, sull’Arabia Saudita e sul suo giovane principe ereditario Bin Salman il cui percorso finora è stato piuttosto sorprendente se lo paragoniamo a quello dei suoi predecessori; non stupisce che la giovane età del principe sia un fattore determinante nel decidere di compiere dei passi, alcuni dei quali hanno fatto molto parlare.

Ricorda, per età e per intraprendenza il re del Marocco, Mohammed VI anch’egli salito al trono molto giovane e desideroso di mettere al passo della modernità, col tempo, il suo Paese: la Moudawana (la riforma del diritto di famiglia), il lavoro sulle adozioni, il progressivo distacco da una visione legata al passato e così via. Salman percorre questa strada, almeno stando a quelli che sono i suoi primi passi da uomo forte dell’Arabia Saudita; come ad esempio l’arresto per corruzione del miliardario principe Alwaleed, insieme al quale sono finiti in carcere altri 10 principi e 38 ex ministri su mandato della commissione anti-corruzione istituita proprio da Salman. O piuttosto, cosa che va a toccare interessi se possibile ancora più ampi in fatto di proselitismo estremista, l’eliminazione di qualsiasi tipo di riferimento ai Fratelli Musulmani dai programmi scolastici in adozione in Arabia Saudita. Un giro di vite nei confronti dell’organizzazione fondata da Hassan al-Banna, annunciata dal ministro dell’Istruzione, Ahmed al-Isa, che ha anche minacciato di licenziamento i dipendenti che dovessero mostrare o manifestare simpatie verso la fratellanza, inserita nella lista nera dell’estremismo proselitista.

Un islam più moderato e moderno, un’Arabia Saudita che guarda al futuro e che nelle stesse parole di Salman si era compreso come obiettivo; non una cosa da nulla se si pensa a Riyadh come la culla del wahabismo, corrente storicamente dura. L’acquisto per poi donarlo di un preziosissimo quadro della Madonna al Louvre di Abu Dhabi. E si potrebbe parlare del rinnovato rapporto con gli Usa di Donald Trump, che lo stesso Salman in persona ha voluto ricucire e ricostruire, in virtù di quella che ritiene la minaccia incombente incarnata da Qatar e Iran. E dai Fratelli Musulmani che ne sono la longa manus del proselitismo radicalista. Percorso di contrasto all’estremismo che Salman ha deciso di intraprendere insieme ad altri Paesi come gli Emirati Arabi del principe (anche lui giovane) Mohamed bin Zayed Al Nahyan e l’Egitto di Al-Sisi, alleati in una battaglia che in molti a quelle latitudini definiscono storica. A giorni, peraltro, il principe sarà in Francia per una visita istituzionale in cui, con ogni probabilità si parlerà anche di contrasto all’attività di proselitismo in Europa, anche alla luce degli attentati proprio in Francia e degli arresti in Italia.

E poi il capitolo donne. Che è di sicuro quello più spinoso ma al contempo più stimolante in relazione agli esiti reali dei passaggi compiuti finora; la concessione della guida, del poter andare allo stadio e l’eliminazione dell’obbligo di indossare la tunica nera, la cosiddetta ‘abaya’. Insomma, tornando all’inizio è evidente che qualcosa nel mondo arabo stia cambiando e con ogni probabilità nel profondo. Tutto sta a vedere quali conseguenze e in quali tempi questi cambiamenti diverranno concreti. Rimane però il fatto che l’estremismo e il radicalismo hanno un nemico in più. L’apertura del mondo arabo al domani.

da La Nuova Bussola Quotidiana del 29/03/2018