L’arresto di Foggia e il sequestro del centro islamico Dawa dimostra che siamo seduti su una polveriera che potrebbe esplodere. Isis è fra noi, più di quanto pensiamo e si nutre come una sanguisuga delle piccole perdite di sangue che in questi anni il multiculturalismo selvaggio e criminogeno ha causato nel tessuto sociale e politico europeo.

Basta un dato per comprendere come l’arresto a Foggia dell’egiziano di 60 anni (cittadino italiano…) con l’accusa di essere affiliato all’Isis e di farne propaganda sia solo una goccia nel mare di un fenomeno enorme. Non è possibile al momento censire, se non per eclatante difetto, (e nessuno finora si è mai e poi mai sognato di farlo nonostante appelli e denunce) le migliaia di moschee fai da te in Italia.

Scantinati, garage, sottoscala, seminterrati di altre realtà, ex palestre adattate, strutture abbandonate e chi più ne ha più ne metta: da Bergamo a Enna la situazione è pressochè sconosciuta. Non c’è città che non ne nasconda qualcuna. Da ricordare, solo per rimanere alla fine del 2017, l’arresto dell’imam della moschea di Aversa, algerino, coinvolto nell’attentato alle Torri Gemelle di New York e in procinto di organizzare atti terroristici in Italia. O all’esplusione dell’imam della moschea di Ponte Felcino, per i suoi contatti con esponenti in odore di jihad e per le sue prediche ultraradicali.

Un vulnus nella sicurezza nazionale che definire inquietante è poco. In questo brodo di coltura cresce il soggetto di cui si parla. Il personaggio, accusato in base alle indagini degli inquirenti addirittura di indottrinare minori allo sgozzamento degli infedeli, a compiere attentati suicidi, oltre che a portare avanti propaganda social e web con materiale derivante da organi ufficiali Isis, è uno dei tanti e tanti che navigano indisturbati nel nostro Paese, un ritratto fedele del proselitismo militante della fratellanza musulmana.

Aprono con disarmante facilità finte associazioni culturali con le quali fanno da ‘schermo’ a moschee fai da te, prive di qualsivoglia requisito di legge, in cui si porta avanti attività di vero e proprio proselitismo jihadista. Terrorista. Siamo seduti, se non lo si è capito, su una polveriera che potrebbe esplodere. Non a caso arrivano le preoccupazioni espresse dal capo della Polizia Gabrielli al Papa sull’attenzione della propaganda jihadista verso Italia e Vaticano, o l’allarme lanciato da Frontex sull’ancora incombente minaccia del terrorismo.

Il nodo è e rimane sempre scovare da dove arrivano determinati denari a pioggia, come ad esempio da fondazioni caritatevoli magari in Qatar o da esso finanziate, che vanno a riempire le casse dei predicatori del proselitismo jihadista che si annidano in queste moschee fai da te.

Alcuni, come nel caso di Foggia anche cittadini italiani; a Montecitorio in questo senso presentai una proposta di legge sulla revoca della cittadinanza a chi si macchia di reati di terrorismo: si obiettò che fosse incostituzionale, ma cittadinanza per nascita e acquisita sono due cose distinte.

Vanno fermati ed espulsi prima che infettino la mente di ragazzini che diverranno jihadisti. Chiudo con le parole dell’allora ministro Alfano, secondo il quale Isis è sconfitto. Si può dire che dare Isis per sconfitto senza che questo lo sia è un favore fatto al pensiero unico che ci fa smettere di pensare e ci rende più deboli? Isis è fra noi, più di quanto pensiamo e si nutre come una sanguisuga delle piccole perdite di sangue che in questi anni il multiculturalismo selvaggio e criminogeno ha causato nel tessuto sociale e politico europeo. L’obiettivo è uccidere gli anticorpi, dissanguare l’animale morente a piccoli morsi, fino a che non sarà così debole da non potersi più difendere.

da La Nuova Bussola Quotidiana del 28/03/2018