”Isis non è per niente sconfitto, anzi è più vivo che mai anche nel nostro Paese come testimonia l’arresto dell’egiziano con cittadinanza italiana a Foggia, che sotto le mentite spoglie di una pseudo-associazione culturale faceva propaganda e proselitismo jihadista direttamente in contatto con memebri dello Stato Islamico. Visto che, come testimoniano le indagini, i locali dell’associazione Al Dawa servivano anche come moschea, chissà come commenterà oggi chi da sempre si oppone alla chiusura delle moschee fai da te”.

Così in una nota Souad Sbai, giornalista e presidente del Centro Studi Averroè, che si occupa di analizzare e spiegare i fenomeni jihadisti ed estremisti nel Mediterraneo e in Europa, commentando l’arresto di un egiziano con cittadinanza italiana a Foggia.

”Indottrinamento delle seconde generazioni, proiezioni di filmati inneggianti al jihad, reclutamento e propaganda via social: e soprattutto denaro, tanto denaro la cui provenienza non si fatica ad individuare. Questo il quadro che esce dalle indagini sull’associazione Al Dawa a Foggia, che ricalca alla perfezione – spiega Sbai – il ritratto delle attività di proselitismo della fratellanza musulmana in Occidente, un concentrato di ideologia jihadista e di fondi in continua movimentazione, la cui unica finalità è finanziare attività terroristiche: nei teatri di jihad e in Europa. Oggi più che mai chiudere le moschee fai da te, espellere gli imam fai da te, tracciare ogni finanziamento che arriva dall’estero a queste fantomatiche associazioni, specialmente quando essi arrivano dal Qatar e dai suoi sodali internazionali. Basta la realtà – conclude – a smentire la enorme fake news di Isis sconfitto. Isis è tra noi, più di quanto si pensi, e sfrutta le debolezze nelle maglie della nostra legislazione”.