Roma è seconda soltanto a Lampedusa per l’ospitalità e la prima assistenza ai richiedenti asilo. Drammi che si consumano quotidianamente, persone che portano sul volto e nell’anima i segni della tortura. Il Tempo da giorni fornisce dati inediti e agghiaccianti sullagestione, in Italia, dei clandestini. Oggi racconta l’altra faccia del dramma dei rifugiati con
la politica che si spartisce l’onorabilità promettendo assistenza e dignità e le cooperative che devono assistere i migranti a secco dei contributi che pure il Campidoglio si era impegnato ad erogare. I numeri parlano chiaro e questa volta non è soltanto una statistica. Il fallimento è strutturale, le contraddizioni plateali. Tanto più l’esodo dal nord Africa non accenna a placarsi. Soltanto ieri sono stati salvati oltre duemila immigrati e su
un barcone trainato a Pozzallo (Siracusa) c’erano anche tre cadaveri. Italia in prima linea ogni giorno con le operazioni di salvataggio destinate a moltiplicarsi grazie al bel tempo.
No. Così no va. Già la scelta del nome non è stata felice. «Mare Nostrum» è una definizione inappropriata visto che quando il Mediterraneo era davvero nostro eravamo in grado di gestirne flussi e migrazioni. Oggi io parlerei più di «Mare Monstrum», di uno specchio d’acqua nel quale ogni giorno vengono inghiottite centinaia di anime alla deriva.
Chiariamo subito una cosa, non è l’Italia a dettare le regole del gioco, in un meccanismo che vede migliaia di migranti approdare sulle sue coste e altrettanti ogni anno morire fra le onde. E quando la morte solca le acque del Mediterraneo, arrossando i fondali di Lampedusa,
inizia il valzer delle dichiarazioni, con le lacrime di coccodrillo che si alternano con le denunce dell’Italia abbandonata dall’Europa. E quando poi escono le piccole bare bianche dei bambini, i buonisti cominciano a battersi il petto e ad accusare l’Italia che non rispetta
i diritti e non tutela chi cerca qui lavoro e libertà. La fuga, la morte e la polemica sono un bottino troppo invitante per chi ormai non ha più argomenti con cui rimanere politicamente
in vita. Perché nessuno ha pensato di alzarsi dalla poltrona e andare a parlare con i Paesi nordafricani come l’Egitto, in cui Al Sisi ha tutto l’interesse di fermare i flussi, o piuttosto con Marocco e Libia? Capisco che è faticoso per chi è abituato alla comodità
delle denunce spot. Perché non si pensa a un sistema satellitare di controllo dei punti di partenza dalle coste africane visto che la tecnologia 2.0 oggi permette tutto? Perché gli affabulatori di false lacrime non propongono di aiutare i giovani di quelle terre a non partire invece che attenderli, vivi o morti? Dall’inizio dell’anno sono sbarcati quasi 35mila
migranti sulle nostre coste. Allora basta demagogia, basta populismo senza sostrato culturale, basta attese della tragedia per poi stracciarsi falsamente le vesti. Dobbiamo
pretendere dall’Europa che l’immigrazione sia un qualcosa di comune e non di sola competenza italiana. Da qui deve partire un nuovo modo di intendere l’aiuto in patria, che non preveda progetti fantasma atti solo a reperire soldi. Siamo un Paese civile, non possiamo più accettare di essere un ascensore sociale che rischia di crollare. E non vogliamo più essere il cimitero di morti senza volto. iltempo. L’Italia è erede del Mare Nostrum, di
quella Roma in cui integrazione, ordine e rispetto delle regole sono stati la chiave dello sviluppo della civiltà.