Le foto dicono tutto, non c’è bisogno di altre parole. Le donne rapite in Iraq, di minoranza Yazidi e cristiane, sono portate in catene, velate integralmente e minacciate da uomini armati di spada; un’immagine che riporta la mente a tempi bui, di sangue e schiavitù.
Quei tempi da cui l’Occidente aveva promesso di liberarci, ma che con il suo buonismo squallido e vergognoso ha riportato alla luce. Le catene di quelle donne portano la firma di quell’Occidente che sa. Non dobbiamo avere paura di dire la verità: tutti sapevano dove
fossero queste vittime dell’integralismo terrorista di Al Baghdadi, ma nessuno, come avevo denunciato due giorni fa, si è sognato di andarle a prendere. Tutti le hanno abbandonate e c’è persino chi, come Obama che si sveglia di soprassalto, pensa ad un bombardamento. Che uccide innocenti ma non risolve nessun problema. Obama sa bene dove sia Al Baghdadi ma pensa di devastare l’Iraq solo per catturarlo, quando potrebbe
una sola squadra andarlo a prendere. Il califfo, il sedicente principe dei credenti, è lo specchio del disinteresse del mondo per i cristiani e per le minoranze massacrate in quel quadrante, che scappano verso i monti del Kurdistan. Passando dalla padella alla brace, in gole che diventano trappole di morte per chi è a piedi e per di più disarmato. Essere
cristiano, o una minoranza in un quadrante come quello mediorientale è una condanna a morte, la cui esecuzione è solo questione di tempo. Vedere la scena delle donne in catene in piazza, umiliate e dirette verso una sorte drammatica di violenzae di morte,
stringe il cuore e suscita una rabbia che mi rimane difficile anche spiegare, per quanto è dolorosa. Il Medioevo, la storia del buio e delle teste mozzate, delle schiave vendute al mercato e delle conversioni sotto la minaccia della spada, è tornato. iltempo. Lo sdegno però latita, sia dall’Occidente che dal mondo arabo musulmano che vede le sue donne ormai
mandate al massacro ogni giorno. iltempo. Chi tace e non denuncia, lo ripeto ancora una volta, è complice.