Le scuse, oltre ad essere tardive, sono tota lmente inutili. Non si può cancellare la donna dalla realtà e poi chiedere scusa, rendendo tutto ancor più grottesco di quanto già non sia. Ma la cosa ancor più grave è che le paladine ‘piazzaiole’ dei diritti delle donne non abbiano battuto un colpo sulla vicenda Ikea in Arabia Saudita. L’ennesima vergogna del silenzio assenso dei diritti venduti al dio denaro”. Così l’On. Souad Sbai commenta l’eliminazione delle donne dai cataloghi Ikea per l’Arabia Saudita, per cui l’azienda ha inviato ieri sera le sue scuse. “Non accetto scuse da chi prima abbassa la testa e poi tenta di rifarsi una verginità con due paroline smielate. Del resto – attacca Sbai – le pseudofemministe ci hanno abituato a vedere che le donne si devono accontentare della caramellina, dopo aver bevuto l’acido. Questo silenzio è tanto grave quanto la decisione di Ikea di eliminare le donne dai cataloghi per l’Arabia Saudita, perché legittima tale scelta sulla testa delle donne di tutto il mondo. Ma chi si permette di ricordare all’Arabia Saudita che questo è in contrasto non solo con il pensiero di Ikea ma soprattutto con i diritti umani? Nessuno, tantomeno chi sponsorizzava il ritorno del radicalismo salafita nei paesi arabi; anzi – chiosa Sbai – forse oggi sarà anche contento di veder realizzato il suo delirio multiculturalista femminicida, un crimine contro l’umanità. Alle donne dico: qualche weekend senza passare per certi negozi non sarebbe un cattivo messaggio, almeno fino a che Ikea non avrà ritirato tutti quei cataloghi dall’Arabia Saudita, comprendendo davvero la gravità di quella scelta e tutte le sue potenziali conseguenze per le donne”.