Lo stupore per le dichiarazioni dell’arcivescovo Louis Tagle sull’immigrazione e sullo ius soli come derivante da un dettato evangelico. Ma la realtà ci parla di ragazze islamiche segregate dopo la scuola che nemmeno finiscono.

di Souad Sbai

Ho letto con un certo stupore le dichiarazioni di Louis Antonio Tagle, arcivescovo di Manila e presidente di Caritas Internationalis sull’immigrazione e sullo ius soli: ”Tutti coloro che credono, a maggior ragione se sono politici, come tali non possono chiudere le porte in faccia agli stranieri, ai migranti e ai rifugiati. Il mandato evangelico è chiaro, non ascoltarlo significa tradirlo”.

Su Repubblica, che lo ha intervistato, leggo poi altre sfaccettature del suo pensiero. Dopo aver spiegato che ”Gesù ha identificato se stesso con gli stranieri”, dice la sua sui ”politici”, che ”non devono chiudere le porte giustificando la chiusura con l’idea che in questo modo proteggono i cittadini residenti. Non proteggono le persone facendo così. Chi vuole tutelare alzando muri non protegge nessuno. Bisogna aprire le porte, abbattere i muri, questa si chiama sana politica”.

Sui prelati, e in generale gli uomini di fede che fanno politica o si esprimono su questioni politiche preferisco non esprimermi, perché considero il fenomeno talmente inaccettabile da non poter commentare senza dire cose di cui mi pentirei. Poi su quelli che distinguono fra credenti ‘buoni’ e ‘cattivi’ non in base alla vita che portano avanti ma al fatto se aderiscono o meno ad un certo pensiero, mi trovo praticamente obbligata a tacere. Mi permetto solo di far notare che siamo di fronte all’ennesimo caso,

proveniente poi da una realtà piuttosto lontana da quella italiana, di utilizzo improprio di tematiche di cui non si conosce nulla; certo, non mi sfugge il meccanismo sia ormai oliato e capace di scattare al momento più opportuno, con risultati finora piuttosto blandi a dire la verità.

Chissà se l’informatissimo arcivescovo conosce i dati della dispersione scolastica fra i giovani e giovanissimi stranieri in Italia, e in particolare il fatto che due ragazzine di famiglia islamica su tre non finiscono la scuola dell’obbligo, che sono destinate a rimanere segregate in casa senza quella possibilità di futuro per cui magari sono state portate qui. Madri, mogli e casalinghe, spesso a suon di botte e di matrimoni forzati con persone molto più grandi di loro. Riportate in patria appena in età da matrimonio (non quella legale qui in Italia ovviamente). E di moltissime di loro nemmeno si conosce il destino una volta lasciata la scuola.

Con il proselitismo radicalista sempre alla finestra, perché queste ragazze sono bersagli troppo facili. Io ho presentato una denuncia alla Procura su questo fatto, chissà se il solerte arcivescovo lo sa, se glielo hanno raccontato quando lo hanno intervistato. Penso di no. Ma tant’è, lo ius soli, nella formulazione attuale, è una conquista più di chi lo propone che di chi ne dovrebbe usufruire, perché le risorse sono importanti, specialmente quando permettono di incrementare il consenso e rimanere nella linea del pensiero unico globale. E chi se ne frega dell’integrazione, del rispetto delle regole, della tutela della vita di ragazzi e ragazze che poi se fanno una brutta fine tanto hanno lo ius soli. Ecco perché non posso e non voglio commentare le parole di Tagle. Mi limito a fotografare e denunciare una realtà inaccettabile, di cui lui e personaggi con il suo pensiero fanno parte a buon diritto: e di cui chi crede nella vita e nei diritti, quelli veri, fa un vanto di combattere. lanuovabussola. P.s. Il 60% delle ragazze islamiche non ha frequentato la scuola dell’obbligo quest’anno in Italia.

da La Nuova Bussola Quotidiana del 20/10/2017