Sugli usi e costumi dei Paesi che vivono sotto l’integralismo Salafita c’è chi va a cercarsi informazioni su Wikipedia. E per Wikipedia la museruola d’ottone in uso in certi Paesi del Golfo Persico – la battoulah – sarebbe niente più che un antiquato gioiello «usato solo da donne di generazioni più anziane». Questo risolverebbe tutto, e permetterebbe di smentire la nostra denuncia di ieri su Libero con paroloni di indignazione. E invece è questo understatement, questa sottovalutazione, che fa da cavallo di Troia per l’ingresso in Occidente dei peggiori strumenti di oppressione della donna. La realtà non è così irenica. Quello non è un «gioiello», o meglio, non è solo quello. Anche un bracciale d’oro, se ci attacchi un lucchetto e una catena, diventa una manetta. E della battoulah esistono anche le versioni con serratura. Ma anche senza di questo, è il suo significato oltre che materiale soprattutto metaforico che lo rende niente più che un velo integrale in metallo: è un indumento che serve a coprire le labbra, per imporre verecondia alla donna, perché la bocca – come i capelli e la scollatura – è uno «strumento di seduzione», è sensuale, è provocante per certi uomini in cerca di giustificazione alla loro incapacità di controllare le pulsioni animalesche. E nemmeno ci si deve nascondere dietro il discorso del «residuato tribale». Perché anche il burqa venne sottovalutato come un costume tribale, in via di scomparsa. E invece oggi ci troviamo a combattere in casa nostra, in Europa, con qualcosa che solo 39 anni fa, nell’Afghanistan laico e socialista, era considerato «in via d’estinzione». Quanti milioni di donne oggi sono incarcerate sotto quel «residuato tribale» che pensavamo «in via d’estinzione»? Ci dimentichiamo che in Gran Bretagna – quella che cento anni fa cercava di sottomettere le tribù afgane a colpi di bombardamenti chimici – in alcune contee si stanno approvando regolamenti che consentono ai poliziotti donna di avere una divisa a foggia di burqa? E ora si cerca di sminuire a «gioiello» la portata di questo strumento di imposizione della modestia femminile. D’altronde anche il velo integrale può essere considerato un oggetto di moda, magari di stoffe pregiate, perfino un «vezzo». Se c’è chi scrive oggi sui giornali più «liberal», più «femministi» che «ha indossato il burqa e le è piaciuto», non ho dubbio che anche la battoulah possa esser fana passare come un gioiello esotico, tribale, misterioso… Magari un giorno lo troveremo su una bella modella in copertina di qualche magazine di moda internazionale. Alle critiche provenienti da ambienti integralisti, vicini alla Fratellanza Mussulmana, sono abituata. Ma queste persone sono anche quelle con le quali il Ministro Minniti oggi vorrebbe stringere un’intesa per garantire loro l’8 per mille. Non abbassiamo la guardia. Non permettiamo loro di fare con le voci di chi li contesta come fecero gli Dei che vollero la rovina di Troia con Laocoonte. I serpenti che ci stanno mandando a stritolarci si chiamano buonismo, legge contro la cosiddetta «islamofobia», «rispetto delle tradizioni». informazione corretta.E intanto spingono il Cavallo di Legno pieno di quell’integralismo, Salafita e wahabita che fra breve trasformerà dei «residuati tribali» nell’incendio che distruggerà l’Europa.

da Libero Quotidiano del 31/01/017