Sono anni che vivo in Italia: i marocchini che risiedono qui sono meno emancipati di quelli in patria. L’Islam moderato non è il Pd

Souad Sbai

«Gli islamici moderati si ribellano al terrore, ma anche alle manifestazioni politicizzate, l’Islam non può essere rappresentato da un partito, meno che mai dal Pd. Per questo la manifestazione di ieri è stato un flop»: è la lettura di Souad Sbai, la giornalista e politica di origine marocchine.

Onorevole Souad Sbai, lei non ha dato l’adesione alla manifestazione, perché?

«La parte moderata non è andata, l’Associazione delle donne marocchine, che rappresento, e molte altre si sono dissociate dichiarando che si trattava di una manifestazione politica, troppo di sinistra. Alcuni sono stati quasi obbligati ad andare, ma alla fine molti pullman proprio non sono arrivati. La comunità, in realtà, non è coesa. Come è invece in Francia. Quella piccola minoranza che si è autoproclamata rappresentante, che parla a nome delle moschee, che dal ministro Alfano è stata messa nella consulta, in realtà non rappresenta affatto l’intera comunità».

E allora?

«I mussulmani moderati si sentono un po’ traditi dalle autorità. Prima c’era una consulta moderata, all’interno del Viminale, dove era stata studiata una carta dei valori, con il ministro Amato. C’è stata poi un’evoluzione con Alfano e questa consulta non è rappresentativa».

Il motivo della frattura?

«È un problema mondiale. Posso però dire la parte più folcloristica di una di queste riunioni al Viminale: arrivarono due documenti, uno azzurro e uno rosa. La parità delle donne è un motivo di grande divisione. Noi siamo per l’uguaglianza tra uomini e donne, per l’integrazione, per le moschee registrate, per l’albo degli imam e per le prediche in Italiano. È stato fatto in Marocco, dobbiamo farlo qui in Italia».

Lei è schierata con Salvini.

«Sì, ma in confronto a me Salvini è moderato. Io sono per le regole. Prima di tutto dobbiamo essere italiani, chi prende la cittadinanza, mussulmano o altro, deve seguire la laicità dello Stato, poi pensare alla religione».

da Il Tempo del 22/11/2015