Souad Sbai

Abbiamo chiesto al ministro degli Esteri di documentare i rischi dell’infiltrazione jihadista tra i migranti. L’ha detto lui pochi giorni fa. Adesso, invece, chiediamo al ministro dell’Interno di chiarire perché questi rischi non ci sarebbero. Sono affermazioni importanti, quelle del ministro Alfano, che smentiscono, di fatto, il responsabile degli Esteri. Ha ragione Alfano, nessuno può sostenere in modo credibile che gli immigrati siano terroristi. Tuttavia la situazione attuale spaventa l’Italia, il resto d’Europa e anche i paesi del Nordafrica. Dunque c’è bisogno di uno studio approfondito per avere i chiarimenti che da tempo gli italiani (e non solo loro) cercano.

Dire, come ha fatto Gentiloni pochi giorni fa, peraltro all’estero, che ci sono infiltrazioni tra gli immigrati che arrivano da noi, è rischioso. Piuttosto avrebbe dovuto rassicurare gli italiani, spiegando rischi e strategie d’intervento ai cittadini, come ha fatto il ministro degli Esteri francese. La chiarezza e le spiegazioni servono a evitare gli allarmismi. Peccato che Gentiloni non l’abbia considerato. Al contrario credo al ministro dell’Interno. In Italia ci sono poche leggi specifiche per combattere il terrorismo, bisogna provvedere al più presto: i terroristi non possono restare impuniti.

Poi Alfano paragona il terrorismo alla mafia e invita a combatterlo allo stesso modo. È vero: servono normative serie e severe, e non attenuanti culturali o religiose, certezza della pena e controlli serrati nei punti chiave dove il terrorismo può annidarsi. Ma per combattere un nemico potente come la guerra jihadista occorre unità di visione e intenti a livello governativo. Mi auguro che ci sia e che si arrivi a una strategia comune.

da Il Tempo del 25/01/2015