È stato bello rivedere Meriam. Vederla viva. Si, perché le associazioni e le realtà nazionali e internazionali molto hanno fatto per lei sin dall’inizio, per salvare la vita sua e dei…

di Souad Sbai

È stato bello rivedere Meriam. Vederla viva. Si, perché le associazioni e le realtà nazionali e internazionali molto hanno fatto per lei sin dall’inizio, per salvare la vita sua e dei suoi bambini, con manifestazioni e denunce. Nonostante nessuno si sia ricordato, appena sceso dall’aereo, di farne anche una minuscola quanto dovuta menzione. Evidentemente i flash, qualche volta, annebbiano anche la mente. Dicevo Meriam viva, perché un’apostata il più delle volte non ha altro destino che la morte. E non solo in paesi come il Sudan o in Pakistan. Bensì anche nel nostro Paese, che si proclama civile e progredito, dove a Brescello una giovane ragazza marocchina di nome Rachida, viene ammazzata a martellate dal marito davanti alle figliolette perché si è convertita al cristianesimo. Sono passati quattro anni da quel novembre 2011, in cui nessuno accompagnò la sua salma all’aeroporto. Nessuno si è ricordato di lei, ieri; del suo abbandono in obitorio per 52 giorni, della sua morte da martire, del suo sacrificio. Perché a volte il ricordo è indecente, come l’indifferenza che ha ucciso Rachida, prima della mano del suo assassino.

da Il Tempo del 26/07/2014