(AGENPARL) – “Pisapia, insistendo sulla volontà di realizzare delle mini-moschee provvisorie in occasione dell’Expo, dimostra ancora una volta come una certa sinistra non riesca proprio a liberarsi dai suoi stereotipi peggiori in fatto di multiculturalismo e democrazia partecipata.

A quale logica risponde questa ostinazione così perseverante e insistita? Chi c’è dietro questa improcrastinabile necessità di un luogo di culto, tale da non poter e voler ascoltare tutte le realtà che compongono la sfera dell’islam milanese? Chi deve decidere di una vicenda così importante, il sindaco oppure la cittadinanza che lo ha votato?” Così Souad Sbai, ex parlamentare e membro della Consulta per l’Islam Italiano presso il Viminale, commenta le anticipazioni di agenzia del programma di Gad Lerner Fischia il vento, in onda su LaEffe, nella quale il Sindaco Pisapia ha confermato la sua volontà relativamente ai luoghi di culto per la popolazione di fede musulmana.

”Di strumentale – prosegue Sbai – qui c’è solo la sua tenace e ostinata volontà di realizzare un qualcosa richiesto da un’associazione in particolare, che fa riferimento ad un ambiente ben preciso nella galassia dell’islam italiano e mondiale. Che di certo non ispira la sua attività a quella dell’ala islamica moderata italiana. Con tutta probabilità il sindaco è vicino a quelle idee e lavora affinché diventino, mettendo una moschea nelle mani di una minoranza, il pensiero dominante nell’islam milanese e poi italiano, con tutto ciò che ne consegue.

Diciotto milioni di euro, peraltro, non sono uno scherzo visto che la popolazione e la comunità si preoccupano di chi la finanzierà e di chi la gestirà e come: chi garantisce dai rischi di un’estremizzazione? Chi controllerà quale islam vi si insegna? Pisapia, preso dalla smania di ‘dare’ ai suoi amici una moschea, – conclude Sbai – continua a non rispondere, escludendo i moderati dalla partecipazione ad una scelta che, se incontrollata, può cambiare radicalmente il volto di una città come Milano”