Screditare i moderati per far passare sottobanco l’idea che “magari agli arabi il califfo non dispiace”. Dietrologia costruita per sdoganare Baghdadi e l’Isis come realtà accettate. Il califfo, il…

Screditare i moderati per far passare sottobanco l’idea che “magari agli arabi il califfo non dispiace”. Dietrologia costruita per sdoganare Baghdadi e l’Isis come realtà accettate. Il califfo, il cui movimento oggi rivendica la primazia nell’Islam mondiale, decapitando e uccidendo senza pietà, altro non è se non il risultato di una cecità decennale che ne ha favorito la libertà d’azione, ignorando le denunce dei moderati che venivano uno dopo l’altro, sullo stile algerino anni ’90, sterminati. Il fatto che l’assassino di Foley possa essere di origine inglese la dice lunga su chi abbia la responsabilità di questo sfacelo e di quanto siamo anche noi a rischio di essere attaccati. La decapitazione del giornalista e la possibile esecuzione del collega nelle mani del jihadismo è la conseguenza di quel che il terrorismo internazionale ha sempre affermato: siamo fra di voi. Siamo voi. E se la dinamica militare può e deve essere intrapresa da chi ha deciso di aggredire un Paese per poi abbandonarlo, sta invece ai governi mettere mano alla sicurezza sociale, cacciando chi vuole distruggere la società. Il terrorismo va sconfitto con un’azione comune europea e Nato, sganciandoci dalla cultura buonista che apre la strada alle gole tagliate e alle teste mozzate. Fronteggiamo assassini spietati che vogliono prendersi l’Occidente, partendo da Roma come Baghdadi ha affermato, facendoci alzare le mani ancor prima di combattere. I moderati lo sanno bene, li hanno conosciuti e hanno pagato spesso con la loro vita il prezzo del coraggio. Chiedere ai pochi rimasti in trincea di fermare tutto questo è uno scaricabarile inaccettabile, perché manifesterebbe ancora una volta la debolezza di un Occidente sempre più piegato sulle ginocchia e inesorabilmente pronto a cadere.

da Il Tempo del 21/08/2014