di Souad Sbai

L’ex imam della moschea milanese di viale Jenner, Abu Omar, è stato condannato, in contumacia, dal gup Stefania Donadeo, a sei anni di reclusione per terrorismo internazionale. La sentenza arriva a quasi 11 anni di distanza dal rapimento dell’ex imam ad opera della Cia nell’ambito dell’operazione ‘extraordinary rendition’ che consegnò l’estremista islamico al governo egiziano. Il sequestro, avvenuto nel febbraio 2003, portò all’apertura dell’inchiesta da parte della magistratura italiana su alcuni funzionari del Sismi, compresi gli ex vertici Nicolò Pollari e Marco Mancini. Entrambi i funzionari, nonostante il segreto di Stato apposto da quattro diversi governi, segreto che gli ha anche impedito di difendersi nel merito, furono ritenuti colpevoli di avere collaborato con la Cia nel blitz e condannati rispettivamente a dieci e a nove anni di reclusione. Furono anni terribili per i nostri 007 raggiunti da un’accusa infamante per avere agito “per fini istituzionali nel contrasto al terrorismo internazionale di matrice islamica”, e per le loro famiglie. Anni di gogna mediatica, di profonde umiliazioni e amarezze.

La sentenza emessa nei giorni scorsi dal giudice milanese sancendo finalmente il ruolo di Abu Omar nella jihad, un predicatore che organizzava e reclutava combattenti per la guerra santa contro l’Occidente, riabilita l’immagine dei servizi segreti italiani, confermando che hanno sempre operato nella legalità a difesa dello Stato. Peccato che di questa notizia non ci sia traccia sulle testate giornalistiche della tv italiana. Glielo avremmo dovuto, sia a Pollari che a Mancini, come risarcimento morale per essere stati trattati come banditi. Ma garantire un buon livello di informazione corretta non è sempre possibile quando c’è l’interesse a filtrare solo determinati messaggi.

Il silenzio dei media nazionali concorre ad alimentare quella mistificazione della realtà che influenza l’opinione pubblica e non restituisce alle vittime la loro dignità e alla storia la verità dei fatti. La notizia della morte di Nelson Mandela, nei giorni scorsi, ha fatto il giro del mondo. Messaggi di cordoglio sono giunti da tutti i capi di Stato, da Obama al Dalai Lama, da Elisabetta a Putin, per rendere omaggio all’eroe che ha sconfitto l’apartheid. Anche la stampa italiana ha fatto la su parte dedicando al Nobel per la Pace speciali, dirette e interviste. Perché la comunicazione è il pilastro dei diritti civili. Ed è tanto più doverosa nei confronti di chi ha fatto della lotta alla segregazione razziale la sua ragione di vita, quanto nei confronti di chi antepone agli interessi di parte il bene dello Stato e la sicurezza nazionale. Personalmente,  non perdo occasione per ricordare il sacrificio di questi eroi:  http://youtu.be/uyml2ewAq9s

da Almaghrebiya.it del 13/12/2013