di Souad Sbai

Il Tribunale per i minori di Milano, nonostante il pm avesse chiesto per lui 26 anni di carcere, ha concesso le “attenuanti sociali” a Remi Nikolic, il giovane rom che, nel gennaio 2012, investì e uccise Niccolò Savarino, l’agente di polizia municipale in servizio  in zona Bovisa. Il nomade, alla guida di un suv rubato, travolse il ‘ghisa’ e ne trascinò il corpo per ben 200 metri.

Soltanto tre giorni dopo il fatto, a seguito di indagini serrate, gli investigatori della squadra mobile riuscirono a braccarlo mentre era in fuga in Ungheria. In primo grado, la condanna fu di 15 anni. Ma nascere in un contesto socialmente degradato  fa ridurre la pena, in appello, a 9 anni. Avendone già scontati però quasi due, tra meno di tre Nikolic potrà anche chiedere di essere messo in regime di semilibertà. Come a dire che tutti i poveri sono delinquenti. Una legittimazione preoccupante che mina la cultura della legalità con l’avallo delle istituzioni che non hanno ritenuto opportuno costituirsi parte civile nel processo.

Una sentenza vergognosa che regola il valore di una vita umana e, ancora una volta, confermando la mancanza della certezza della pena, impone la necessità di una riforma seria e urgente della giustizia italiana. In altri paesi civili, come la Francia ad esempio, il killer si sarebbe assicurato trenta anni senza alcun sconto di pena. Ma in questi amari tempi del politically correct tutto è permesso. Garantire lo stato di diritto in Italia oggi sembra essere un progetto pericoloso per la nostra democrazia. Mala tempora currunt.

da Almaghrebiya.it del 11/12/2013