di Souad Sbai
La storia di Troia, e della famosa guerra che la distrusse, sembra essere tornata improvvisamente d’attualità. Soprattutto il cavallo di legno utilizzato per espugnare la città dall’assedio acheo, cavallo di troia del culturalismo più miope. Così a Livorno, mentre il senegalese Embaye Diop, renziano iscritto tra le fila del Pd, invita i bambini a scuola di Corano la domenica mattina, dal 5 ottobre, nell’istituto comprensivo “Verga” di via Asturie a Milano, i bambini dai quattro anni in su, possono già apprendere la religione islamica da personaggi che non hanno nessuna cultura arabo-islamica, insegnanti tout court.
Peccato però che nella traduzione italiana del volantino (fra l’altro sgrammaticato e carente nella sintassi, scritto in un arabo incomprensibile, quasi dialettale che di certo non qualifica chi dovrebbe insegnarlo) che annuncia l’apertura dei corsi, stranamente non ci sia alcun riferimento esplicito allo studio del Corano, che invece compare chiaramente nella versione araba. La prima perplessità nasce sicuramente sull’utilità didattica dello studio della lingua semitica per ragazzini in tenera età. La diversità linguistica è senza dubbio un arricchimento e un fattore importante per la costruzione di una società plurilingue, ma questa pseudo apertura modernista sembra in realtà nascondere un indirizzamento alla cultura islamica radicale piuttosto che un corso finalizzato all’apprendimento di un idioma.
Quando, per effetto della crisi economica, la riforma dell’allora ministro dell’Istruzione, Maria Stella Gelmini, cancellò la storia dell’arte dall’elenco delle materie insegnate nei bienni di molti indirizzi delle scuole superiori, ci fu una levata di scudi da parte di intellettuali e politici dell’opposizione. Oggi, nel silenzio più assordante, invece di colmare le carenze sulla lingua italiana promuovendone l’utilizzo tra le comunità di stranieri, stanziamo fondi per allevare futuri altri estremisti. SEGUE…
da Libero Quotidiano del 09/11/2013