di Souad Sbai
Il Mediterraneo è da sempre lo snodo tra Oriente ed Occidente ed uno dei più importanti obiettivi geopolitici della politica estera di Mosca. Avere uno sbocco sul mare significa avere un passaggio rapido verso l’Europa, oltre che un presidio economico e militare strategico. Qui, complice la colpevole trascuratezza degli USA, impegnati nella gestione delle questioni economiche interne, e dell’ONU, a cui è mancata la consapevolezza della reale portata degli sviluppi in quei territori, si incrociano i destini di due paesi, la Russia e la Siria. Legati perché combattono lo stesso nemico, ma mai alleati. Nell’attentato di Volgograd, avvenuto ad un giorno di distanza dallo scoppio dell’autobomba ad Hama, risiedono le ragioni di questo rapporto. Sul governo di Damasco, infatti, all’indomani dell’accordo politico tra Russia e USA, che ha scongiurato il pericolo di un conflitto, è calato il silenzio. Così la frangia jihadista del paese, per richiamare l’attenzione dell’opinione pubblica e del mondo politico sulla questione siriana, è tornata a colpire. In realtà, il network terroristico che fa capo al comandante Amrof, leader dei combattenti ceceni, attacca la Russia per colpire la Siria, con l’obiettivo di attrarre nuovi combattenti, consolidare il movimento integralista islamico sul territorio e “stabilire l’autorità di Allah su tutta la Terra”.
da Libero Quotidiano del 22/10/2013