Souad Sbai

Gentile Direttore,

in riferimento all’articolo apparso questa mattina, giovedì 25 luglio, sulla prima pagina de La Stampa a firma di Andrea Malaguti dal titolo: “Sulle navi italiane resta a galla l’apartheid” ed in relazione al citato articolo della Costituzione n.36 della legge 16 giugno 1939, che impone alloggi separati per personale di colore, mi preme precisare che ho affrontato personalmente questo tema durante la mia carriera di deputata Pdl e che ho presentato il 19 ottobre 2011 una proposta di legge come primo firmatario (“Abrogazione dell’articolo 36 della legge 16 giugno 1939, n. 1045, concernente l’igiene e l’abitabilità degli equipaggi a bordo delle navi mercantili nazionali”).

Ritengo opportuno modificare al più presto questa legge ormai desueta ed inappropriata. Condivido l’intenzione del deputato del Movimento Cinque Stelle Walter Rizzetto di affrontare la delicata questione del trasporto marittimo nel nostro Paese; lo ringrazio per aver fatto riferimento al mio operato.

Visto i buoni rapporti con la Sua testata giornalistica ho ritenuto opportuno redigere questa precisazione. AugurandoLe buon lavoro, La saluto.

Souad Sbai

Sulle navi italiane resta a galla l’apartheid

Una legge del 1939 (mai applicata) impone alloggi separati per personale di colore

Andrea Malaguti

In attesa di precipitare nelle discariche della storia, l’ultimo pezzo di apartheid del Vecchio Continente resta ancora sgangheratamente incardinato a una norma del codice sul trasporto marittimo di un antico, democratico e glorioso Paese. Il nostro.  L’articolo 36 della legge 16 giugno 1939, con un lessico da cella frigorifera recita: «Qualora tra i componenti l’equipaggio vi siano persone di colore, a queste dovranno essere riservate sistemazioni separate». Perché è lì da 75 anni? Perché ci è mancata una Rosa Parks (dicembre del ’55, Montgomery, Usa, su un bus con i posti davanti destinati ai bianchi, lei, in prima fila, dice: io da qui non mi muovo) e perché i pochi tentativi di cancellare questo scarabocchio sono naufragati per superficialità. L’ultimo, la scorsa legislatura. Sulle navi – va da sé – dell’articolo 36 se ne fregano, ma la resistenza di questo angolo dell’imbecillità impressiona. Così Walter Rizzetto, deputato Cinque Stelle, ieri ha preso la parola in commissione implorando: «cancelliamolo, ora». Nessuna risposta. Nel frattempo ci penserà l’Europa ad abolire ogni norma discriminatoria infelicemente in vita, con una convenzione che entrerà in vigore in agosto. È stata ratificata quasi da tutti. Chi è rimasto indietro? Noi. Che la dovremo comunque recepire. Prima di affogare tra le onde dell’imbarazzo.