di Souad Sbai

Le giustificazioni servono a poco. Nel giorno in cui i dieci saggi chiamati all’adunata per salvare l’Italia salgono al Quirinale, a poco serve cercare il calcio d’angolo, perchè la frittata ormai è fatta. Fra le personalità che dovranno capire come programmare i prossimi mesi di agonia istituzionale italiana non c’è l’ombra di una donna. Per me, come donna e come cittadina italiana, la cosa è piuttosto difficile da digerire. Per chi magari era sintonizzato su altri canali, fino a ieri ho gridato e lanciato anatemi contro l’Arabia Saudita o l’Afghanistan, in cui le donne sono praticamente inesistenti; celate sotto pesanti burqa o impossibilitate addirittura ad operarsi se un parente maschio non decide per loro. E oggi mi ritrovo dopo anni di battaglia e di urla nel deserto per i diritti delle donne, a vedere che fra coloro che potranno esprimere proposte per il futuro, non c’è nemmeno una donna. Nemmeno una, in Italia.

Nella mia amata Roma si dice: “Non ce la posso fare”. Questa frase esemplifica perfettamente il mio pensiero del momento, che ha tardato un po’ ad esprimersi. Ma oggi credo di voler dire tutto su questo. Siamo davvero il popolo delle ‘quote rosa’, del recinto, della riserva femminile. Non si cerchi di imbrogliarmi con la maggiorata presenza di donne in Parlamento, perchè per quanto mi riguarda nulla è cambiato, visto che la decisionalità è sempre pari allo zero. Tutte scelte ad hoc e messe lì tanto per fare colore. Da una parte e dall’altra, sia chiaro: non faccio distinzioni di parte, perchè sarebbero, oltre che superflue anche e soprattutto senza valenza critica. Peggio della la Shura saudita, in cui le donne possono accedere in piccolo numero, ma in una stanza separata senza diritto di voto nè di parola. Una delle conquiste moderne di cui tanti si riempiono la bocca, anche in Italia. L’atteggiamento del Quirinale, nello scegliere questi consulenti, ha rispecchiato in tutto e per tutto l’oblio in cui la nostra Costituzione (che peraltro è declinata al femminile…) è stata relegata, laddove recita che l’uguaglianza e il pari accesso sono un diritto inalienabile.

Sono tentata però di dare anche un’altra interpretazione di questa vicenda. Quante di voi vorrebbero essere in questi saggi o consulenti, chiamati per dare chissà quale fantomatico contributo ad un governo che nascerà morente? Insomma, per farla semplice, chi vorrebbe essere ricordata per aver fatto parte della più inutile delle commissioni della storia repubblicana? Francamente penso nessuna di voi, che date olio di gomito al vostro lavoro dovunque siate: professioniste, lavoratrici dipendenti, casalinghe, sportive, madri. Nessuno di quei signori, che pure stimo e rispetto per il proprio percorso umano e professionale, potrà mai dire qualcosa di nuovo per il Paese; di più nuovo di quanto voi stesse diciate ogni giorno cercando di costruire un’Italia nuova. Non da oggi, da sempre. Lasciamo ad altri il tempio delle belle promesse e delle vuote prescrizioni: noi preferiamo fare l’Italia. In silenzio, fuori dalle quote e dalle riserve in cui qualcuno vorrebbe relegarci.

da Almaghrebiya.it del 02/03/2013