di Souad Sbai

Ieri Damasco è stata sconvolta da due attentati che hanno provocato ancora vittime e dolore. La città sembrava un agglomerato dove si stava abbattendo una vera e propria apocalisse fatta di violenza, morte, e distruzione. Niente di nuovo, purtroppo, ma solo la conferma che la Siria è diventata un macabro teatro dove, ogni giorno, si esibisce il solito squallido scenario di chi vorrebbe instaurare qualcosa di  anti-democratico. Questo enorme tributo di sangue a cosa serve? Ha ancora un senso parlare di “Primavera Araba? Naturalmente no. La Siria sta subendo tutti gli effetti di una sedicente “rivoluzione” che sarebbe dovuta essere “democratica”, ma che ha ormai gettato la maschera, mostrando il volto crudele dell’estremismo fondamentalista.

Veramente la Siria merita tutta questa violenza? La popolazione, la sola ad essere martoriata dai colpi degli estremisti, si sta chiedendo a cosa servano tutte queste morti. La faccenda si complica quando le opposizioni al regime, guidate dai soliti noti, vogliono far finta di essere una forza moderata. Non è un caso, infatti, che i Fratelli Musulmani egiziani abbiano voluto riunire tutti i principali capi contro il regime di Damasco in una formazione unica. Le cui azioni oggi vediamo insanguinare il Paese. Se da una parte lanciavano al mondo il messaggio su come poter dialogare con il regime, almeno per ragioni umanitarie, dall’altra qualcuno ha fatto finta di nulla.

Le esplosioni di ieri a Damasco sono la dimostrazione di questa contraddizione, in termini purtroppo assoluti. Il messaggio era chiaro soprattutto quando uno degli obiettivi è nei pressi della sede del partito Baath. In Siria, da quando è iniziato l’inferno della guerra, sono entrate ogni sorta di arma e sono giunti, in nome di una “fratellanza religiosa”, militanti-miliziani provenienti da ogni parte del mondo arabo, soprattutto da quelle zone, come per esempio la Libia, dove ora è calato un silenzio tombale.

da Almaghrebiya.it del 22/02/2013