Da tempo la deputata di origine marocchina Souad Sbai (Pdl), molto attiva contro l’integralismo islamico che limita soprattutto i diritti e le libertà delle donne immigrate, riceve minacce e intimidazioni. Rivolte non solo a lei, ma anche alla famiglia. Vero e proprio stalking di stampo religioso, condito spesso con invocazioni ad Allah, che ha il sapore della fatwa.

Due nordafricani sono stati identificati e denunciati per averle inviato numerosi messaggi, ma ci sono anche altre persone che inviano missive minatorie. La donna viene insultata perché non mette il velo e non si adegua ai dettami dell’islam più radicale. Lei infatti ribadisce di essere musulmana laica e moderata.blog.  Ma viene accusata di “apostasia”, cioè aver abbandonato la fede islamica.

Cosa che in molti paesi governati dalla sharia equivale a una condanna a morte, perché autorizza ad uccidere o a condannare a pene pesantissime colui che viene etichettato come apostata. Come diverse volte denunciato dalle Ultimissime, anche i non credenti sono sempre più nel mirino.

Ebbene un tribunale italiano, proprio nel processare un integralista di Bologna che ha inviato messaggi minatori a Sbai, ha riconosciuto di fatto che accusare qualcuno di apostasia – se si è islamici – equivale in pratica a chiedere una condanna a morte.

L’apostasia è tuttora considerata uno dei delitti più gravi anche dalla Chiesa cattolica: che, fin quando ha avuto a disposizione qualche braccio secolare, ha sempre fatto applicare con il massimo della pena. Ci si augura che anche il magistero islamico riesca presto, volente o nolente, quantomeno a convivere con la civiltà dei diritti umani. A Souad Sbai, da cui ci dividono tantissime cose, va nel frattenpo la nostra solidarietà.

da blog.UAAR.it