Il Marocco è un paese del tutto sui generis. Anche quando la primavera araba sembra sul punto di insidiarne la secolare stabilità, lo spirito di libertà dei marocchini ha la meglio. Lo ha capito a sue spese la ministra delle donne e della famiglia Bassima Hakkaoui (Partito Islamico) unica donna nel governo islamista di Benkirane, che nel programma “In Diretta” sul canale nazionale 2M ha apostrofato Said Lakhal, ricercatore scientifico dei Movimenti Islamici anche lui presente in trasmissione, come “non musulmano”. Suscitando come ovvio l’ira dei telespettatori, anche presenti in studio. Le scuse successive, “Volevo dire che Lakhal non appartiene ad un movimento islamico”, non hanno però convinto l’opinione pubblica marocchina che ha aperto un forte dibattito. “Allora l’Islam è solo nelle mani dei movimenti islamici?”, ha poi chiesto ironicamente e polemicamente il conduttore, aggiungendo fuoco al fuoco.
Corollario e conseguenza ovvia della vicenda: Said Lakhal ha presentato una querela al tribunale per dichiarazioni offensive alla fede di un marocchino, commentando: “Una dichiarazione del genere da parte di una ministra è pericolosa, perché può essere presa come una Fatwa”. Dal canto suo, la ministra ha attaccato l’emittente 2M, accusandola di essere a favore della parte laica della società marocchina. E anche qui si alza un putiferio, che prende le mosse da una dichiarazione di Rachid Ghannouchi, il quale aveva puntualmente argomentato relativamente alla laicità delle istituzioni statali, trovando lo stesso esito. Su Facebook, i marocchini ironizzano: “Ora sarà la Hakkaoui a conferirci i diplomi di religiosità…”
Si aggiungono poi, come se non bastasse, le dichiarazioni di Ahmed Rissouni, presidente del movimento “ISLAH E TAOUHID”, Riforme e Unificazione, membro fondatore del’Unione Mondiale dei teologi musulmani, nonché presidente delle alte cariche religiose in Marocco e capo redattore della rivista “ATTAJDID”, la voce del partito “PJD”: “Tutti gli Attivisti per i diritti in Marocco sono laici e atei”. Come benzina sul fuoco, come fiamma sui rami secchi queste parole hanno inasprito un confronto già esistente in Marocco sulle libertà civili e sulla libertà di pensiero in particolare.  Su questa diatriba si innestano le parole dall’Italia della parlamentare italo-marocchina Souad Sbai, nota per i suoi giudizi caustici sui governi neo-islamisti scaturiti dalla primavera araba: “Credo che le parole della ministra siano di una gravità inaudita. Credo che nessuno, oltre al Re, possa disquisire di questioni legate alla religione e non ritengo di doverlo spiegare io dall’Italia a chi oggi governa un Paese straordinario come il Marocco. La religione non è in mano ad alcun partito, nè quello cui appartiene la Hakkaoui nè nessuno altro”.
Sulla protesta che divampa in Marocco relativamente alle parole della ministra, dice: “Le organizzazioni per i diritti, i circoli liberali e laici, le donne e gli uomini che si sentano liberi dovrebbero chiedere immediatamente le dimissioni della ministra, sciogliendo così un nodo che è stato sin dall’inizio ingestibile, per un paese come il Marocco, le cui donne da sempre sono e si sentono assai più integrate di altre nello stesso quadrante. Una fatwa mascherata, ecco cosa sono queste parole; per una vicenda assai simile qui in Italia ho deciso di querelare e ho vinto, perché non si addita qualcuno di essere qualcosa (o di non esserl0) quando si sa a che rischio lo si espone. Non so cosa faccia la ministra quando torna a casa e si toglie il velo – conclude – ma non mi permetto di farne una giudizio di valore sulla sua vita. Lasci la politica ai politici e non si avventuri in elucubrazioni pseudo-religiose che non le spettano”.